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La chiesa della SS. Trinità comunemente detta
di S. Antonio
di Paolo Sgroia
La
chiesa della SS. Trinità di Eboli, comunemente detta di S. Antonio, si erge
nella sua bellezza e grandiosità sull'omonima collina, in direzione della
Basilica di S. Pietro alli Marmi, al di là del fiume Tufara, ad oriente della
città.
Il 10 luglio 1490, fra' Damiano Del Godio, frate dell'Ordine
degli Osservanti e Vicario Provinciale, fa richiesta al Papa Innocenzo VIII, con
istanza della Contessa Caterina Della Ratta e con il beneplacito
dell'Arcivescovo di Salerno, Ottaviano, di poter usufruire della chiesa della
SS. Trinità “de Turello”.
La chiesa risulta parrocchia nell’aprile del 1172, altri
documenti cha la citano sono del 1221, del 1227, del 1231; la chiesa risulta
ancora parrocchia nel 1327 e nel 1340. Nel momento della cessione, che avviene
con Breve Apostolico del 7 gennaio 1491, è rettoria curata dai sacerdoti
ebolitani don Andrea Matteo Grillo e don Pietro Emanuele Mursio; le rendite con
la cura delle anime sono trasferite nella parrocchia di S. Eustachio,
comunemente conosciuta come S. Biagio.
I
Padri Osservanti iniziarono subito la trasformazione della chiesa, ampliandola
a tre navate, e costruendo una cappella dedicata a S. Antonio di Padova, con la
“graziosa, bella e miracolosa” statua del Santo, di data imprecisata. che porta
la specifica denominazione “S. Antonio di penitenza”. Questa statua non è stata
mai portata in processione, quella che si vede nelle vie di Eboli è una copia
denominata “S. Antonio di gloria”. Tra il 1556 e il 1600, il patronato sulle
cappelle esistenti nella Chiesa è ceduto dai frati a nobili famiglie ebolitane.
Nel 1620 come si evince da un’epigrafe in marmo murato sulla parete alla destra
dell'ingresso, la chiesa è consacrata dal Vescovo di Acerno, Mons. Giovanni
Serrano, frate minore osservante di nazionalità spagnola.
Chiesa e convento furono occupati dalle truppe francesi nel 1806
e soppressi dalle leggi napoleoniche nel 1808. Solo dopo insistenti pressioni da
parte dei cittadini di Eboli la chiesa il 2 settembre 1811 è riaperta al culto,
con approvazione dell'intendente della Provincia di Salerno, e nel marzo 1818
anche il convento.
I Padri Osservanti restano nel complesso conventuale fino al
1866, anno della definitiva soppressione da parte delle leggi eversive; ceduto
al Comune di Eboli il complesso conventuale diviene prima sede dell’Istituto
Tecnico Agrario e poi sede del Liceo Artistico.
La
chiesa della SS. Trinità è affidata ad alcuni Padri Osservanti che rimangono in
un’ala del convento soppresso, fino al 1908, anno in cui il Ministro Generale
dell’Ordine ritira per sempre i frati da Eboli.
Nello stesso anno, l’Arcivescovo di Salerno Valerio Laspro,
affida la cura della chiesa al Rettore Can. Pasquale Bonavoglia di Eboli che
restaura dalle fondamenta la chiesa arricchendola, il 13 giugno 1931, di un
organo polifonico della Ditta Rotelli di Cremona e di una balaustra marmorea.
La chiesa oltre a essere tra le più grandi di Eboli, è
sicuramente la più bella da visitare, sia per la struttura che per le opere
d'arte che vi sono rimaste; tante altre tele di pregevole fattura sono state
trafugate. Attualmente nella chiesa stanno terminando i lavori di restauro
eseguiti su iniziativa di don Vincenzo Caponigro rettore del santuario dei SS.
Cosma e Damiano. Il presbitero ebolitano dopo aver fatto restaurare l’antica
chiesetta dei Santi Medici portandola al suo antico splendore, ora cerca con
l’aiuto di istituzioni e di benefattori di portare a termine il restauro della
chiesa dove si venera il santo patavino.
Il
verbale dell’inventario del 2 luglio 1811, redatto dal parroco di S. Eustachio
don Gaetano Sparano, ed un altro dell’8 ottobre 1811 redatto dall'incaricato
governativo ci aiutano a capire la ricchezza delle opere che si conservavano una
volta in questo tempio: “Altare a mano sinistra: un quadro della Divina
Pastorella. Al secondo altare vi è la statua di S. Pasquale Baylon. Al terzo
altare vi è un quadro della Madonna delle Tre Corone, fatto da Antonio Bracco di
Polla, sotto di esso un quadro piccolo di S. Antonio. Al quarto altare vi è un
quadro della Porziuncola opera di Paris. Al quinto altare: S. Raffaele, quadro
grande, opera di Antonio Bracco sotto di esso un quadretto rappresentante la
Vergine. Al sesto altare: un grande quadro di S. Anna del Pasabi; al settimo
altare: un grande quadro di S. Francesco di Sales, opera di Emanuele Pasabi.
All’ottavo altare pittura sopra intonaco di S. Maria della Libera e sotto di
esso altare vi è un quadro dell'Ecce Homo a mezzo busto. A fianco all'altare
maggiore vi è un quadro grande di S. Margherita da Cortona, di Antonio Sarnelli.
All'altro lato quadro di Maria SS. con S. Giovanni Battista e S. Antonio. Sopra
l'altare maggiore due Angeli con il lume in mano e sopra il Coro, quadro grande
di Maria Assunta, opera di Sarnelli. A due vacui del Coro due quadri uno di
Maria SS. Miracolosa e l’altro di Maria SS. delle Grazie. Nell’altro fianco
della Chiesa a destra: statua di S. Michele Arcangelo. Al secondo altare vi è
un grande quadro del Crocifisso, opera del Sarnelli. Al terzo altare vi è la
statua di S. Rosa da Viterbo. Al quarto altare vi è un quadro che rappresenta
Maria SS. e la strage degli Innocenti di Emanuele Pasabi. Al quinto altare vi è
la statua di S. Francesco e come sotto quadro vi è la Madonna delle Grazie,
opera di Sarnelli. Al sesto altare vi è la statua di S. Antonio Patavino senza
autore. Al settimo altare un quadro della Natività di N. S. Gesù Cristo, opera
di Sarnelli e dietro la porta della Chiesa vi è un quadro di Maria SS., sopra
tavole, opera di Luca Luce di Eboli. In detta Chiesa per ogni colonna vi sono
quattordici quadretti che rappresentano la Via Crucis. Vi è un organo grande
con orchestra indorato, opera di Diego Forte di Sicignano. In sagrestia si
conserva la statua di S. Antonio Patavino a mezzo busto che si porta in
processione ogni anno; non si sa l'autore. Nel refettorio vi è un altro quadro
dell'Immacolata Concezione del Pasabi”.
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